«La Grande Storia» in onda su Rai3 è un programma fortemente identitario e in linea con il concetto di servizio pubblico, nel suo senso più profondo e non come una bandierina da sventagliare per opportunismo. Venerdì sera mi è capitato di vedere una puntata della «Grande Storia» in onda su Rai3 (21.20): tra i vari cambiamenti che hanno investito la linea editoriale del canale, questo è rimasto un programma fortemente identitario e uno dei pochi davvero in linea con il concetto di servizio pubblico, quando lo si usa nel suo senso più profondo e non come una bandierina da sventagliare per opportunismo. Nei molti anni di programmazione, il modello della «Grande Storia» non ha perso smalto: oltre alla qualità dei documentari internazionali che riconfeziona per dar vita a serate tematiche, il suo pregio maggiore è la solidità dell’approccio alla materia storica, una divulgazione «hard» (è forse l’unico programma nei cui titoli di coda scorrono fonti e bibliografia, come ai tempi d’oro dell’«Approdo» negli anni Sessanta), con la figura di Paolo Mieli a fare da guida e garante scientifico dei contenuti.